Sanità, assistenza e cancerogeni: cosa emerge dall’indagine EU-OSHA

A cura della Redazione

Un nuovo studio realizzato da EU-OSHA e pubblicato sull’European Journal of Public Health evidenzia che il 29,5% dei lavoratori europei del settore sanitario e socio-assistenziale risulta probabilmente esposto ad almeno un fattore di rischio cancerogeno, con esposizioni legate soprattutto a radiazioni ionizzanti, emissioni diesel, radiazioni UV solari, formaldeide e benzene.

Di cosa tratta:

Lo studio analizza i risultati della Workers’ Exposure Survey, l’indagine promossa da EU-OSHA per stimare l’esposizione dei lavoratori europei a 24 fattori di rischio cancerogeno. L’approfondimento riguarda in particolare il settore delle attività sanitarie e di assistenza sociale, che comprende ospedali, strutture sanitarie, residenze assistenziali, servizi sociali e attività di cura svolte anche presso il domicilio degli assistiti.

L’indagine si basa su interviste telefoniche condotte tra il 2022 e il 2023 in sei Paesi europei: Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Irlanda e Spagna. Per stimare l’esposizione è stato utilizzato il sistema OccIDEAS, che valuta la probabilità di esposizione in base alle attività effettivamente svolte dai lavoratori nell’ultima settimana lavorativa, considerando anche le misure di prevenzione e protezione dichiarate.

Secondo i risultati, il 29,5% dei lavoratori del settore sanitario e socio-assistenziale è risultato probabilmente esposto ad almeno uno dei fattori di rischio cancerogeno considerati. Il 7,8% risulta esposto a due o più fattori. Le esposizioni più frequenti riguardano le radiazioni ionizzanti, le emissioni dei motori diesel, le radiazioni ultraviolette solari, la formaldeide e il benzene.

Il dato assume particolare rilievo perché il settore sanitario e socio-assistenziale viene spesso associato soprattutto a rischi biologici, ergonomici, psicosociali o da aggressione, mentre l’esposizione a cancerogeni può essere meno evidente e quindi meno considerata nella valutazione dei rischi.

Tra le situazioni di esposizione individuate dallo studio rientrano:

  • utilizzo o la vicinanza ad apparecchiature radiologiche;
  • guida o l’uso di veicoli diesel;
  • lavoro all’aperto;
  • attività in laboratori di anatomia patologica;
  • manipolazione di campioni conservati in formaldeide;
  • uso di formalina per la sterilizzazione;
  • sterilizzazione con ossido di etilene;
  • alcune attività odontotecniche che possono comportare esposizione a silice cristallina respirabile.

Lo studio evidenzia anche alcune criticità nelle misure di prevenzione. Per le radiazioni ionizzanti l’utilizzo di schermature e indumenti radioprotettivi appare piuttosto diffuso. Più variabile risulta invece la protezione rispetto alle radiazioni UV solari e ad alcuni agenti chimici, come formaldeide e ossido di etilene. In particolare, una quota non trascurabile di lavoratori esposti a formaldeide o ossido di etilene non ha dichiarato l’uso delle misure di protezione considerate dall’indagine.

Indicazioni operative:

Per le organizzazioni sanitarie, socio-assistenziali e per i servizi che operano in ambito di cura, i risultati dello studio confermano la necessità di considerare in modo puntuale anche i rischi cancerogeni all’interno della valutazione dei rischi.

In particolare, è opportuno verificare:

  • la presenza di attività con esposizione a radiazioni ionizzanti, anche in relazione a diagnostica, radiologia interventistica, radioisotopi e radioterapia;
  • l’uso di formaldeide, formalina e campioni conservati in formaldeide, soprattutto nei laboratori e nelle attività di anatomia patologica;
  • l’eventuale impiego di ossido di etilene nei processi di sterilizzazione;
  • le attività che comportano guida, spostamenti o utilizzo di veicoli diesel;
  • le mansioni svolte all’aperto o in condizioni di esposizione a radiazione solare;
  • le attività odontotecniche o di laboratorio che possono generare esposizione a polveri di silice cristallina respirabile.

La gestione del rischio non dovrebbe limitarsi alla presenza formale di DPI o impianti di ventilazione, ma dovrebbe verificare l’effettivo utilizzo delle misure, la loro adeguatezza, la manutenzione, la formazione dei lavoratori e la coerenza tra mansioni svolte e misure previste nel documento di valutazione dei rischi.

Particolare attenzione va posta anche alle esposizioni multiple. Alcuni lavoratori possono infatti essere esposti, nella stessa settimana lavorativa, a più fattori di rischio, come emissioni diesel e radiazione solare, oppure formaldeide e ossido di etilene. Questo richiede una valutazione non solo per singolo agente, ma anche per mansione, attività e contesto operativo.

Conclusioni:

Lo studio richiama l’attenzione su un aspetto spesso sottovalutato: anche nel settore sanitario e socio-assistenziale l’esposizione a cancerogeni occupazionali è presente e può riguardare una quota significativa di lavoratori. La prevenzione richiede quindi una valutazione più mirata delle attività effettive, l’aggiornamento delle misure tecniche e organizzative e un controllo costante sull’uso reale delle protezioni disponibili.

 

Per maggiori approfondimenti si rimanda all’articolo integrale.

 

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