Rating ESG, novità normative dai regolamenti europei pubblicati

A cura della Redazione

Le nuove disposizioni integrano il Regolamento (UE) 2024/3005, introducendo requisiti dettagliati sulle informazioni da comunicare al mercato e sui presìdi organizzativi contro i conflitti di interesse

 

Cosa tratta?

Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea del 28 luglio 2026 dei Regolamenti delegati (UE) 2026/871 e 2026/872, si completa un importante tassello del quadro normativo europeo in materia di rating ESG. I due provvedimenti danno attuazione al Regolamento (UE) 2024/3005, la prima disciplina europea organica dedicata alla trasparenza e all'integrità delle attività di rating ambientale, sociale e di governance.

L'obiettivo del legislatore europeo è aumentare la credibilità di valutazioni che negli ultimi anni hanno assunto un ruolo sempre più rilevante nelle scelte di investimento e nelle strategie di sostenibilità delle imprese, ma che spesso sono state criticate per la scarsa trasparenza dei criteri adottati e per la limitata comparabilità dei risultati.

In questo contesto, il Regolamento delegato (UE) 2026/871 interviene sul fronte della trasparenza, specificando quali informazioni devono accompagnare i prodotti di rating ESG affinché investitori, imprese valutate e altri stakeholder possano comprendere meglio metodologie, assunzioni di base e logiche utilizzate nell'elaborazione dei giudizi.

Il Regolamento delegato (UE) 2026/872 affronta invece il tema dell'indipendenza dei fornitori di rating ESG, introducendo misure organizzative finalizzate a prevenire conflitti di interesse e interferenze tra l'attività di valutazione e altri servizi eventualmente offerti dagli stessi operatori. Tra gli aspetti considerati vi sono la separazione delle funzioni, la gestione delle informazioni sensibili e il rafforzamento dei controlli interni.

Entrambi i regolamenti sono in applicazione dal 2 luglio 2026, la stessa data prevista per l'operatività del Regolamento (UE) 2024/3005. Dunque, i fornitori di rating ESG che intendono operare nel mercato europeo sono già chiamati a rispettare requisiti più rigorosi in materia di autorizzazione, governance, gestione dei conflitti di interesse e trasparenza informativa, sotto la vigilanza dell'ESMA.

Ricordiamo brevemente ciò che prevedeva il Regolamento (UE) 2024/3005, adottato il 27 novembre 2024, mirava a rafforzare l'affidabilità, la trasparenza e la comparabilità dei rating ESG, contrastando fenomeni di greenwashing e aumentando la fiducia degli investitori nelle informazioni utilizzate per le decisioni finanziarie sostenibili.

Tra le principali novità introdotte dal regolamento figuravano:

  • l'obbligo per i fornitori di rating ESG operanti nel mercato europeo di ottenere un'autorizzazione o una registrazione presso l'ESMA (European Securities and Markets Authority);
  • l'introduzione di requisiti stringenti in materia di governance, gestione dei conflitti di interesse e indipendenza delle attività di rating;
  • maggiori obblighi di trasparenza sulle metodologie, sulle fonti dei dati e sui criteri utilizzati per l'attribuzione dei rating;
  • la supervisione diretta da parte dell'ESMA dei soggetti che forniscono rating ESG nell'Unione europea.

Nel complesso, alla luce anche delle recenti pubblicazioni, l'impianto normativo mira a creare un mercato dei rating ESG più affidabile e uniforme, riducendo il rischio di valutazioni poco comprensibili o difficilmente confrontabili e fornendo agli investitori strumenti più solidi per integrare i fattori ambientali, sociali e di governance nei processi decisionali.

 

Cosa dice la legge?

  • Regolamento (UE) 2019/2088 (SFDR), relativo all'informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari. Il Regolamento 2024/3005 ne modifica alcune disposizioni e i rating ESG sono spesso utilizzati dagli operatori finanziari soggetti agli obblighi SFDR.
  • Regolamento (UE) 2023/2859, modificato anch'esso dal Regolamento 2024/3005 nell'ambito dell'assetto della finanza sostenibile europea.
  • Regolamento (UE) 2020/852 (Taxonomy Regulation), che definisce i criteri per individuare le attività economiche ecosostenibili e rappresenta uno dei principali riferimenti utilizzati nelle valutazioni ESG.
  • Direttiva (UE) 2022/2464 (CSRD), che ha rafforzato gli obblighi di rendicontazione di sostenibilità delle imprese e fornisce una parte rilevante delle informazioni utilizzate dai provider di rating ESG.
  • ESRS (European Sustainability Reporting Standards) adottati dalla Commissione europea, che costituiscono lo standard di riferimento per le informazioni di sostenibilità pubblicate dalle imprese soggette alla CSRD.

 

Indicazioni operative

  • Verificare l'affidabilità dei rating ESG utilizzati: le imprese e gli investitori che utilizzano rating ESG nei processi decisionali dovrebbero accertarsi che i fornitori siano conformi al nuovo quadro normativo europeo e che rendano disponibili informazioni chiare su metodologie, fonti dati e criteri di valutazione. Questo consentirà di comprendere meglio il significato dei punteggi attribuiti e di evitare interpretazioni fuorvianti.
  • Rafforzare la governance interna in materia ESG: le organizzazioni dovrebbero definire ruoli, responsabilità e procedure interne per la gestione delle informazioni ESG, assicurando la tracciabilità dei dati comunicati al mercato e utilizzati dai provider di rating. Una governance strutturata riduce il rischio di incoerenze e contestazioni.
  • Migliorare la qualità e la completezza dei dati di sostenibilità: poiché i rating ESG si fondano in larga misura sulle informazioni fornite dalle imprese, è opportuno predisporre sistemi di raccolta, verifica e aggiornamento dei dati ambientali, sociali e di governance, in linea con gli obblighi di rendicontazione previsti dalla normativa europea.
  • Monitorare l'evoluzione normativa e i rapporti con i provider ESG: le aziende dovrebbero mantenere un dialogo costante con i soggetti che elaborano rating ESG e monitorare i futuri sviluppi regolatori e gli orientamenti dell'ESMA, al fine di adeguare tempestivamente le proprie procedure e prevenire impatti reputazionali o competitivi derivanti da valutazioni ESG non correttamente gestite.

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